Tenex Health TX®: microdebridement percutaneo ecoguidato con ultrasuoni per tendini, calcificazioni, speroni ossei e ulcere del piede diabetico ora disponibile a Firenze presso Fisiotech Lab Studio

Le tendinopatie croniche, alcune forme di fascite/fasciopatia plantare, le calcificazioni tendinee, gli speroni ossei e alcune ulcere croniche del piede diabetico possono avere un elemento comune: la presenza di tessuto degenerato, fibrotico, calcifico o meccanicamente irritativo che mantiene il dolore, l’infiammazione locale o il mancato processo di guarigione.

In molti casi il trattamento conservativo — fisioterapia, ortesi, modifiche del carico, infiltrazioni, onde d’urto, terapia farmacologica o wound care avanzato — permette un buon controllo dei sintomi. Tuttavia, quando il disturbo persiste nel tempo, può essere necessario intervenire in modo più selettivo sul tessuto patologico. In questo contesto si inserisce la procedura TENEX, una tecnica mini-invasiva percutanea guidata dall’ecografia.

Che cos’è la procedura TENEX®?

TENEX è una procedura ambulatoriale mini-invasiva che utilizza una microsonda a ultrasuoni ad alta frequenza (Tenex Health TX), introdotta attraverso una piccola incisione cutanea. La punta dello strumento frammenta in modo selettivo il tessuto degenerato, calcifico o patologico, mentre un sistema di irrigazione e aspirazione consente di rimuoverlo progressivamente. La procedura viene eseguita sotto guida ecografica, in anestesia locale o loco-regionale, con l’obiettivo di trattare la zona malata riducendo il trauma sui tessuti sani circostanti.

Il principio tecnologico deriva da sistemi di microdebridement a ultrasuoni già utilizzati in altri ambiti chirurgici, adattati al trattamento di tendini, fascia, calcificazioni, tessuti duri e lesioni croniche selezionate. Le piattaforme più recenti prevedono microtip dedicate sia ai tessuti molli sia ai tessuti duri, permettendo applicazioni diverse: tendinopatie croniche, calcificazioni, entesopatie, speroni, deformità ossee selezionate e, in casi specifici, ulcere croniche del piede diabetico.

TENEX® per tendini e fascia plantare.

Nelle tendinopatie croniche il dolore non dipende sempre da una semplice infiammazione. Spesso il tendine presenta aree di degenerazione, disorganizzazione delle fibre, ispessimento, neovascolarizzazione patologica, microlesioni o tessuto cicatriziale. Quando queste alterazioni persistono, il tendine può perdere elasticità e capacità di adattamento al carico.

La procedura TENEX® per tessuti molli è pensata per rimuovere in modo mirato la porzione degenerata del tendine o della fascia, preservando il tessuto sano. Viene eseguita sotto controllo ecografico, che permette di identificare l’area patologica, guidare la microsonda e monitorare il trattamento in tempo reale.

Le indicazioni più frequenti comprendono:

  • epicondilite laterale e mediale;
  • tendinopatie della cuffia dei rotatori e del bicipite;
  • tendinopatia glutea;
  • tendinopatia degli ischiocrurali;
  • tendinopatia rotulea e quadricipitale;
  • tendinopatia achillea inserzionale e non inserzionale;
  • fasciopatia plantare cronica;
  • alcune tendinopatie del piede e della caviglia, come peronei e fascia plantare.
 

Gli studi disponibili descrivono miglioramento del dolore e della funzione in diverse sedi anatomiche, soprattutto in pazienti con sintomi persistenti nonostante un adeguato trattamento conservativo. Le revisioni sistematiche più recenti confermano un profilo generalmente favorevole della tenotomia/debridement percutaneo ecoguidato, pur sottolineando che molta letteratura è costituita da serie di casi e studi osservazionali, con necessità di ulteriori studi randomizzati di alta qualità.

TENEX® per calcificazioni, speroni ossei, osteofiti, Haglund e ossificazioni eterotopiche.

Una delle evoluzioni più interessanti della tecnologia TENEX® riguarda il trattamento dei tessuti duri. Il microtip dedicato al tessuto osseo consente di frammentare e rimuovere calcificazioni, depositi duri, esostosi, speroni ossei e prominenze osteofitarie selezionate, sempre attraverso accessi percutanei millimetrici e sotto guida ecografica o fluoroscopica.

Questo approccio può essere considerato, in casi selezionati, per:

  • calcificazioni tendinee;
  • speroni calcaneari;
  • entesofiti dolorosi;
  • deformità di Haglund;
  • esostosi peri-tendinee;
  • osteofiti sintomatici;
  • ossificazioni eterotopiche;
  • calcificazioni o ossificazioni associate alla fascia plantare o all’inserzione achillea.
 

È importante distinguere correttamente calcificazione, entesofita, sperone e ossificazione eterotopica. La valutazione ecografica può essere integrata da radiografia, risonanza magnetica o fluoroscopia, soprattutto quando la lesione è profonda, complessa o in rapporto con strutture neurovascolari, tendinee o articolari.

TENEX® e ulcere croniche del piede diabetico

Nel piede diabetico alcune ulcere croniche non guariscono perché la causa non è solo “di superficie”. Sotto l’ulcera possono essere presenti tessuto fibrotico, tessuto patologico, biofilm, alterazioni meccaniche del carico o prominenze ossee che continuano a creare pressione dal basso verso l’alto, impedendo la guarigione.

In casi selezionati, la tecnologia TENEX/TXBone® è stata proposta per il trattamento mini-invasivo di ulcere croniche del piede diabetico difficili da guarire. L’obiettivo non è semplicemente pulire la superficie dell’ulcera, ma trattare la componente sottostante: tessuto patologico sub-ulcerativo e, quando presente, prominenza ossea responsabile di conflitto meccanico. La procedura viene descritta come un trattamento percutaneo eseguito senza allargare direttamente la ferita, con debridement profondo e decompressione della zona di carico.

I dati disponibili sono incoraggianti ma vanno interpretati con prudenza. Un abstract ADA del 2020 su 105 ulcere croniche del piede diabetico ha riportato guarigione in 101 casi su 105, con tempo medio di guarigione di circa 3,5 settimane e basso tasso di recidiva nel follow-up riportato. Più recentemente, un lavoro pubblicato sul Journal of Wound Care ha discusso razionale e tecnica del trattamento sub-ulcerativo con ultrasuoni per ulcere diabetiche difficili da guarire. Tuttavia, parte della letteratura disponibile è retrospettiva o legata a casistiche cliniche, e richiede ulteriori studi indipendenti e controllati.

Il trattamento delle ulcere del piede diabetico non può essere considerato una procedura isolata. Deve sempre inserirsi in un percorso multidisciplinare che comprende valutazione vascolare, controllo dell’infezione, gestione metabolica, scarico pressorio, medicazioni avanzate, ortesi e follow-up ravvicinato. La procedura non sostituisce il wound care tradizionale, ma può rappresentare un’opzione aggiuntiva quando esiste una causa meccanica o profonda che mantiene l’ulcera aperta.

Come si svolge la procedura?

La procedura viene preceduta da una valutazione clinica ed ecografica. Nei casi di calcificazioni, speroni ossei, deformità di Haglund, ossificazioni eterotopiche o ulcere del piede diabetico, possono essere necessari anche radiografia, risonanza magnetica, TC o fluoroscopia.

Dopo anestesia locale o loco-regionale, si esegue una piccola incisione cutanea, generalmente di pochi millimetri. La microsonda viene introdotta sotto guida ecografica fino all’area da trattare. Gli ultrasuoni frammentano selettivamente il tessuto patologico, mentre il sistema di lavaggio e aspirazione lo rimuove. Al termine viene applicata una medicazione compressiva o protettiva e viene impostato un protocollo di recupero personalizzato.

Il ritorno alle attività dipende dalla sede trattata, dall’estensione della lesione, dal tipo di tessuto coinvolto e dalle condizioni generali del paziente. Per le tendinopatie, il recupero funzionale è progressivo e deve essere accompagnato da un programma di rieducazione al carico. Nei casi di ulcera diabetica, il punto centrale resta lo scarico pressorio e il controllo clinico ravvicinato.

Vantaggi potenziali.

I principali vantaggi della procedura sono:

  • approccio mini-invasivo;
  • guida ecografica in tempo reale;
  • anestesia locale o loco-regionale;
  • incisione millimetrica;
  • trattamento selettivo del tessuto patologico;
  • possibilità di trattare tessuti molli e, con strumenti dedicati, tessuti duri;
  • recupero generalmente più rapido rispetto a procedure chirurgiche più invasive;
  • possibilità di intervenire su cause meccaniche profonde, come calcificazioni, speroni o prominenze ossee.

Limiti e selezione del paziente.

TENEX non è indicato in tutti i pazienti. La scelta deve basarsi su diagnosi accurata, imaging adeguato, correlazione tra sintomi e reperti, fallimento di trattamenti conservativi appropriati e valutazione dei rischi individuali.

In particolare, nelle ulcere del piede diabetico è necessario escludere o trattare adeguatamente infezione attiva, osteomielite, ischemia critica, scarso controllo metabolico o condizioni generali che rendano improbabile la guarigione. Nelle tendinopatie, la procedura non sostituisce la riparazione chirurgica quando esiste una rottura completa o una grave instabilità biomeccanica.

La letteratura è in crescita e i risultati sono promettenti, ma il livello di evidenza varia in base alla patologia trattata. Per questo motivo la procedura deve essere proposta in modo personalizzato, dopo valutazione specialistica e discussione chiara di benefici, limiti e alternative terapeutiche.

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